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Materialismo immateriale.

Dalle Tesi sul concetto di Distoria

I. L’immagine di felicità che custodiamo in noi è del tutto intrisa, zuppa. Felicità che potrebbe risvegliare in noi la vendetta, nell’acqua che abbiamo incamerato. In altre parole, nell’idea di felicità risuona ineliminabile l’idea di immersione.

II. Il passato reca con sé un indice segreto che lo rinvia alla vendetta. Vendicarsi significa essere ciechi, ovvero non conoscere il nemico. Vendicarsi è quindi contraddittorio, un’azione involontaria.

III. La lotta di classe è stata sostituita dalla lotta per il genere. La lotta per il genere, da svolgersi in forma anfibia, è l’ultima forma della lotta per le merci. La lotta per le merci è la forma infantilmente in ritardo, ritardata, della lotta per il simbolo.

IV. Articolare il passato non significa conoscerlo «proprio come è stato davvero». Vuole dire impossessarsi di un ricordo e cancellarlo, riscriverlo e cancellarlo. Solo così si alimenta la vendetta. Per il materialismo immateriale l’importante è riprodurre un’immagine del passato nell’attimo del pericolo, che minaccia tanto l’esistenza stessa della tradizione quanto i suoi destinatari.

V. Come scrisse anche lo storico e astronomo babilonese Beroso o Berosso, un essere metà uomo metà pesce emerse dalle acque vicino Babilonia. Questo essere mostruoso si chiamava Oannes, lo straniero in siriano, l’anfibio Uaana (colui che sta nell’acqua) per i Maya, il sovrano Fu Xi per i cinesi, Odakon per i Filistei, Joannes per i cristiani, Matsya il pesce, primo avatar di Viṣṇu che sconfisse il grande mostro marino dei Veda, oppure Nommo, uno straniero sceso dal cielo a bordo di un’arca circolare e bisognoso di acqua per vivere, stando ai culti della tribù Dogon in Malì. Lo straniero non sapeva parlare, ma insegnò comunque loro varie scienze, tra le quali la scrittura e la distoriografia, la ricerca dell’evento simultaneo e molteplice. E infatti già si manifestò contemporaneamente nel Golfo Persico e nel Mar Rosso, disorientando tutti. Si dice che volesse salvare l’umanità. Ancora oggi l’umanità afferma il suo bisogno di non essere salvata da uno straniero.

V. La Distoria è oggetto di una costruzione a più livelli, il cui luogo non è costituito dal tempo omogeneo e vuoto, ma da quello riempito dell’adesso dell’insostenibilità, dell’adesso molteplice.

VI. Il futuro è tutto da verificare. Bisogna infatti verificare l’effettivo budget per il ritorno del Messia. Il Messia potrebbe essere ancora in cerca di un lavoro.

VII Il futuro è dietro l’angolo, ma bisogna capire quale angolo del cubo di Rubik è quello giusto.

3 Commenti

  1. irya
    Pubblicato 14 Aprile 2008 alle 10:50 am | Permalink

    vediamo…

  2. luigi
    Pubblicato 16 Aprile 2008 alle 12:20 pm | Permalink

    Il cubo di Rubik. O il kubo di Kubrick, il rubo di Krubrik and so on…

  3. Pubblicato 16 Aprile 2008 alle 3:07 pm | Permalink

    Giusto, nelle tesi c’è scappato l’errore. Che abbia poi un senso aver confuso il cubo di Rubik con l’occhio di Kubrick? Le tesi rimangono e ne verranno pubblicate altre, in altri post.


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