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H. P. Lovecraft

Non posso pensare alle profondità del mare senza rabbrividire al pensiero delle cose senza nome che potrebbero, in questo stesso momento, strisciare e barcollare sui fondali fangosi, adorando i loro antichi idoli di pietra e scolpendo le loro orribili fattezze su obelischi sottomarini di granito imbevuto di acqua.

Nei miei incubi vedo il giorno in cui potrebbero sorgere sopra le onde per schiacciare sotto i loro talloni nauseabondi ciò che rimane del miserabile genere umano stremato dalla guerra, del giorno in cui la terra sprofonderà e l’oscuro fondale oceanico risalirà nel pandemonio universale…

(H. P. Lovecraft, Dagon, racconto, 1914)

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