L’ampio divano sul quale quattro prostitute dal viso animalesco si annoiano con professionalità è un fegato ardente, i suoi cuscini come tranci irregolari di carne enfiata trasudano di umori. Ce n’è una quinta, di mezza età e ben conservata, che alla noia ha sostituito la calma. Come una mano invisibile, la calma l’ha spinta sul fondo e ha indugiato sulla sua postura, piuttosto che sul tedio di gruppo. La signora paffuta, con le mani in grembo e i capelli raccolti come una governante al primo appuntamento di lavoro, guarda fissa davanti a sè. Non ammicca né a un ospite gentile né a un indiscreto avventore. Opera di segno contrario rispetto alle sue compagne, che sono scattanti al consumo delle carni, vogliono essere dilaniate, godute, anche se si stanno offuscando in alcune smorfie circospette. La governante ha invece una lingua ponderata, di virgole con la capocchia rotonda, non di esclamativi e sbraiti. Il suo vestito è una coltre di fumo nero, le sue spalline si sfilacciano in cirri nervosi sulla sua pelle, che porta macchie acide, cagliate. Comunica con una giovane donna malese dai capelli di ruggine, che tiene sollevata la veste, mostrando forse parte del pube, come le ostendesse una ferita incurabile. La governante, senza distogliere lo sguardo dal fuori, le parla in segreto attraverso riverberazioni, tratti d’aria che arrugano lo spazio libero dagli ornati e dai capitelli carichi di porpore e di verdi, che dominano la parte sinistra della stanza.
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Archiviazioni mensili: gennaio 2009
Vancouver e Lampedusa
Man From Atlantis II.
La vendetta della creatura.
“Il mostro è quel corpo culturale incerto nel quale si condensa una simultaneità intrigante o una doppiezza: come lo spettro di Amleto, il mostro introietta i traumi disturbanti, repressi ma formativi del “pre-” nel momento fisico del “post”, vincolando irrevocabilmente l’uno all’altro. Il mostro ordina “Ricordati di me”: restituisci integro il mio corpo frammentato; rimetti insieme i pezzi del mio corpo; consenti al passato di rivivere il suo eterno ritorno. Il mostro è fantasmatico: non solo perchè mette insieme passato e presente, ma anche perchè distrugge il confine che era necessario a identificare i loro campi gemellari di appartenenza.” (J. J. Cohen, Monster Theory. Reading Culture, University of Minnesota Press, Minneapolis 1996, pp. IX-X)
