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	<title>Commenti per Nella  Vasca...</title>
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	<description>Una ricerca sull&#039;insostenibilità che parte da adesso. Romanzo fantastorico, comics, mistificazione di Alessandro Raveggi</description>
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		<title>Commenti su Tobia, 6, 1-9 di Alessandro Raveggi</title>
		<link>http://nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/2009/05/09/tobia-6-1-9/#comment-234</link>
		<dc:creator>Alessandro Raveggi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 19:22:54 +0000</pubDate>
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		<description>Jacopo Vignali.</description>
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		<title>Commenti su Tobia, 6, 1-9 di stefano</title>
		<link>http://nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/2009/05/09/tobia-6-1-9/#comment-233</link>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 19:18:33 +0000</pubDate>
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		<description>Ma il quadro in apertura del post di chi é? 
Stefano</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma il quadro in apertura del post di chi é?<br />
Stefano</p>
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		<title>Commenti su Anticipazione de &#8220;La risolutezza&#8221; di Mariella Bettarini</title>
		<link>http://nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/2008/09/03/anticipazione-de-la-risolutezza/#comment-232</link>
		<dc:creator>Mariella Bettarini</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 17:04:07 +0000</pubDate>
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		<description>Complimenti, caro Alessandro! Il 4 novembre del &#039;66 abitavo proprio davanti al ponte Vecchio. Puoi immaginare... 
Un augurio carissimo da Mariella B.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Complimenti, caro Alessandro! Il 4 novembre del &#8216;66 abitavo proprio davanti al ponte Vecchio. Puoi immaginare&#8230;<br />
Un augurio carissimo da Mariella B.</p>
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		<title>Commenti su Non multa sed multum. Qualità della vita, qualità letteraria / 2 di sarmizegetusa</title>
		<link>http://nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/2009/10/22/non-multa-sed-multum-qualita-della-vita-qualita-letteraria-2/#comment-230</link>
		<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 23:23:08 +0000</pubDate>
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		<description>applausi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>applausi</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Non multa sed multum. Qualità della vita, qualità letteraria / 2 di federica sgaggio</title>
		<link>http://nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/2009/10/22/non-multa-sed-multum-qualita-della-vita-qualita-letteraria-2/#comment-229</link>
		<dc:creator>federica sgaggio</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 22:49:20 +0000</pubDate>
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		<description>Allora.
Per prima cosa, voglio dire che mi sento molto vicina a questa affermazione di Alessandro e Enrico: «Parlare senza timore di qualità, oggi, nella nazione italiana, parlare di complessità, come fanno altri in altri frangenti da altre prospettive, parlare di avventura (come metamorfosi, durata e intensità del nostro raccontare e come potenza dell’immaginario), significa avere fiducia, non solo in noi stessi (cosa che da tempo ci manca), ma anche nella durata della parola».

Ma vorrei anche dire che io di qualità ne vedo, nelle scritture che leggo.
Mi sono anche stancata di sentire così spesso che le cose pubblicate sono brutte, scritte male, insignificanti, inutili e dannose.
Non è per forza vero. A volte ti colpisce una copertina, la tattilità della carta, una frase minuscola che leggiucchi sfogliando il libro e poi non ritroverai mai più, una suggestione visiva o sensoriale che ripeschi da chissà dove; così, per uno di questi motivi, decidi di acquistare un libro di cui non hai letto alcuna recensione, alcuna notizia, niente di niente, e scopri che è un piccolo tesoro.
Succede. E succede anche spesso.
E credo che siamo tutti abbastanza adulti da poter contare su una serie di segnalini che ci mettono in guardia – con buona ma non sempre perfetta efficienza, per carità – evitandoci di acquistare stronzate colossali.

Quel che mi pare che manchi al quadro d’insieme è – questo sì, purtroppo – la «comunità», un’idea di «comunità» gentile e benevolente, o perlomeno non feroce e massacrante. Mi sa che in mezzo c’è un sacco di spazio agibile, no?
Ma forse chiedo troppo.

E poi.
Le vostre frasi che ricopio qui di seguito mi hanno colpito come uno zott.
Sono – credo – le cose più convincenti che ho letto da tempo sul senso dello scrivere, sul senso della qualità e sul senso del – chiamiamolo così, ma altrove (poi dico dove) c’è qualcosa che chiarisce meglio il punto – successo.

Perciò, grazie.
Veramente grazie.

E ora, la copiatura (non per caso, tra l’altro, parlate di «comunità»):

1. «La qualità della vita è così poter pensare alla propagazione, e metamorfosi, della mia vita, e della mia opera, domani. Ed è qualcosa che ha a che fare dunque con la possibilità (non l’obbligo) di fare figli, di riconoscersi in un’alterità che nasce dal nostro ventre».

2. «Questo per dire che qualità non è possesso, una eudemonia: la qualità non si possiede, ma si produce, si narra, si propaga, si consegna e si perpetua, potendo guardare al di là del presente».

3. «La qualità letteraria è un insieme di forze che producono un effetto d’intensità, una durata che garantisce la possibilità di trasmissione. Effetto sul lettore, effetto sulla comunità, effetto sul futuro».

Sulla questione mi ero interrogata anch’io, da un altro punto di partenza, a questo link: http://www.federicasgaggio.it/2009/09/lidentita-e-lo-statuto-di-uno-scrittore/

Quanto alla questione economica, temo che non sia possibile uscirne con poche parole facili facili.
Fino a che il numero di copie vendute, in barba a qualunque altra considerazione, sarà la misura della qualità, chi scrive farà bene ad avere un reddito alternativo, o – per meglio dire- un reddito «vero».

Piuttosto, a volte mi viene il sospetto che il problema sia nel fatto che a fare la differenza è l’abilità di costruzione di se stessi come personaggio e del proprio libro come un prodotto.
Ma questo, come qui sopra mi pare sia già stato detto, attiene assai più al «potere» che alla qualità o alla remunerazione della qualità.

(Infine, e tra parentesi. Sui trentacinquenni considerati «giovani».
Vero. Assurdo.
Ma dal punto di vista sociologico i trentacinquenni sono spesso a carico dei genitori, vivono a casa con madri e padri perché in giro non c’è granché da guadagnare.
E allora, che facciamo? Li escludiamo dal mondo degli adulti e pure da quello dei giovani?
No, domando).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Allora.<br />
Per prima cosa, voglio dire che mi sento molto vicina a questa affermazione di Alessandro e Enrico: «Parlare senza timore di qualità, oggi, nella nazione italiana, parlare di complessità, come fanno altri in altri frangenti da altre prospettive, parlare di avventura (come metamorfosi, durata e intensità del nostro raccontare e come potenza dell’immaginario), significa avere fiducia, non solo in noi stessi (cosa che da tempo ci manca), ma anche nella durata della parola».</p>
<p>Ma vorrei anche dire che io di qualità ne vedo, nelle scritture che leggo.<br />
Mi sono anche stancata di sentire così spesso che le cose pubblicate sono brutte, scritte male, insignificanti, inutili e dannose.<br />
Non è per forza vero. A volte ti colpisce una copertina, la tattilità della carta, una frase minuscola che leggiucchi sfogliando il libro e poi non ritroverai mai più, una suggestione visiva o sensoriale che ripeschi da chissà dove; così, per uno di questi motivi, decidi di acquistare un libro di cui non hai letto alcuna recensione, alcuna notizia, niente di niente, e scopri che è un piccolo tesoro.<br />
Succede. E succede anche spesso.<br />
E credo che siamo tutti abbastanza adulti da poter contare su una serie di segnalini che ci mettono in guardia – con buona ma non sempre perfetta efficienza, per carità – evitandoci di acquistare stronzate colossali.</p>
<p>Quel che mi pare che manchi al quadro d’insieme è – questo sì, purtroppo – la «comunità», un’idea di «comunità» gentile e benevolente, o perlomeno non feroce e massacrante. Mi sa che in mezzo c’è un sacco di spazio agibile, no?<br />
Ma forse chiedo troppo.</p>
<p>E poi.<br />
Le vostre frasi che ricopio qui di seguito mi hanno colpito come uno zott.<br />
Sono – credo – le cose più convincenti che ho letto da tempo sul senso dello scrivere, sul senso della qualità e sul senso del – chiamiamolo così, ma altrove (poi dico dove) c’è qualcosa che chiarisce meglio il punto – successo.</p>
<p>Perciò, grazie.<br />
Veramente grazie.</p>
<p>E ora, la copiatura (non per caso, tra l’altro, parlate di «comunità»):</p>
<p>1. «La qualità della vita è così poter pensare alla propagazione, e metamorfosi, della mia vita, e della mia opera, domani. Ed è qualcosa che ha a che fare dunque con la possibilità (non l’obbligo) di fare figli, di riconoscersi in un’alterità che nasce dal nostro ventre».</p>
<p>2. «Questo per dire che qualità non è possesso, una eudemonia: la qualità non si possiede, ma si produce, si narra, si propaga, si consegna e si perpetua, potendo guardare al di là del presente».</p>
<p>3. «La qualità letteraria è un insieme di forze che producono un effetto d’intensità, una durata che garantisce la possibilità di trasmissione. Effetto sul lettore, effetto sulla comunità, effetto sul futuro».</p>
<p>Sulla questione mi ero interrogata anch’io, da un altro punto di partenza, a questo link: <a href="http://www.federicasgaggio.it/2009/09/lidentita-e-lo-statuto-di-uno-scrittore/" rel="nofollow">http://www.federicasgaggio.it/2009/09/lidentita-e-lo-statuto-di-uno-scrittore/</a></p>
<p>Quanto alla questione economica, temo che non sia possibile uscirne con poche parole facili facili.<br />
Fino a che il numero di copie vendute, in barba a qualunque altra considerazione, sarà la misura della qualità, chi scrive farà bene ad avere un reddito alternativo, o – per meglio dire- un reddito «vero».</p>
<p>Piuttosto, a volte mi viene il sospetto che il problema sia nel fatto che a fare la differenza è l’abilità di costruzione di se stessi come personaggio e del proprio libro come un prodotto.<br />
Ma questo, come qui sopra mi pare sia già stato detto, attiene assai più al «potere» che alla qualità o alla remunerazione della qualità.</p>
<p>(Infine, e tra parentesi. Sui trentacinquenni considerati «giovani».<br />
Vero. Assurdo.<br />
Ma dal punto di vista sociologico i trentacinquenni sono spesso a carico dei genitori, vivono a casa con madri e padri perché in giro non c’è granché da guadagnare.<br />
E allora, che facciamo? Li escludiamo dal mondo degli adulti e pure da quello dei giovani?<br />
No, domando).</p>
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		<title>Commenti su Non multa sed multum. Qualità della vita e qualità letteraria di abissiscarlatti</title>
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		<dc:creator>abissiscarlatti</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 10:02:30 +0000</pubDate>
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		<description>Non ho capito molto, ma stai raccogliendo dei racconti da pubblicare? Come posso provare a partecipare?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho capito molto, ma stai raccogliendo dei racconti da pubblicare? Come posso provare a partecipare?</p>
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