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	<title>Nella  Vasca...</title>
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	<description>Una ricerca sull&#039;insostenibilità che parte da adesso. Romanzo fantastorico, comics, mistificazione di Alessandro Raveggi</description>
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		<title>Nella  Vasca...</title>
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		<title>La rivolta sbagliata di Jan il Pesce.</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 03:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Raveggi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è un estratto del romanzo. Punto e basta. Parla di quando le cose, nell'avventura, incominciano a capovolgersi, il Pianeta rivoltato negli abissi. La rivolta di Jan il Pesce, a Berlino.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com&blog=1206973&post=999&subd=nellavascadeiterribilipiranha&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><em><a href="http://nellavascadeiterribilipiranha.files.wordpress.com/2009/11/riot-bastille-after-sarkozys-election-1-daniel-meyer1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1002" title="riot bastille after sarkozy's election 1 - Daniel Meyer" src="http://nellavascadeiterribilipiranha.files.wordpress.com/2009/11/riot-bastille-after-sarkozys-election-1-daniel-meyer1.jpg?w=150&#038;h=100" alt="" width="150" height="100" /></a>Questo è un estratto del romanzo. Punto e basta. Parla di quando le cose, nell&#8217;avventura, cominciano a capovolgersi, il Pianeta rivoltato negli abissi. La rivolta di Jan il Pesce, a Berlino.</em></strong></p>
<p><strong><em><br />
</em></strong></p>
<p><strong>II. </strong></p>
<p>Ognuno sembra scagliarsi selvaggio sul proprio oggetto idiosincratico della teoria che si è architettato in testa. Le ragazze più giovani, alcune delle quali indossano pesanti anfibi militari, hanno la testa mezza rasata e il seno compatto sotto il mento, decapitano i tritoni che stanno attorno alla struttura smeraldina a cono rovesciato, ringhiando e azzuffandosi l&#8217;una contro l&#8217;altra ad unghiate e calci. Squillano in derapate prolungate. I ragazzi, la maggioranza dei quali indossano invece già i goggles col gorgo acquistati assieme alle magliette prima dello spettacolo d&#8217;inaugurazione, orinano a gambe larghe spudoratamente nei buchi degli zampilli delle fontane, saltano ululando con tutto il peso possibile del corpo, fino a spezzare in due le onde sporte come trampolini arricciati. Danno anche fuoco ai supporti della pedana centrale fino a farla franare di sotto, dove, scoperto il trucco, sganasciano anche il meccanismo di entrata, la carrucola e le altre catene, l&#8217;attrezzo dal quale avrebbe dovuto spuntare in trionfo il loro eroe, salendo su da quel cono rovesciato come da un vulcano sottomarino, con le pistole spara-coriandoli argentati già pronte a azionarsi in circolo per nutrire l&#8217;enfasi dello svelamento.<span id="more-999"></span></p>
<p>Alcuni degli avventori prendono spunto dalle fiammelle degli accendini di quelli, e bruciano le magliette con il logo di Jan il Pesce del Nordsee, lanciandole in aria arrotolate come rificolone finite male. Qualcuno si aiuta con un coltellino svizzero, per sfigurare le cascatelle in geroglifici incomprensibili e dà gomitate ai pochi addetti rimasti strenuamente, che cercano di salvare il salvabile, almeno della struttura portante, dopo essersi fatti sei e passa ore di montaggio. Una donna pare che stia letteralmente mangiando i connotati ad uno degli addetti, mentre un tizio un po&#8217; losco col cappello di lana le fa delle foto, e fa foto a tutti i fattacci violenti, come soddisfatto. Qualche anziano più pragmatico cerca inviperito, con la bava alla bocca e i pugni alzati, la cabina di pilotaggio, per trovare i veri colpevoli di questa grave mancanza. Se ne sono andati.</p>
<p>Mentre altri, ben poco accorti, impiegati statali sull&#8217;orlo della pensione, stanno tirando via i cavi dell&#8217;impianto ancora acceso sotto la pioggerella -ci mancava solo quella per indispettirli- che sta gocciolando, alimentando la follia nel proprio fastidio metodico. Due neri si aggrappano alle orecchie l&#8217;uno dell&#8217;altro e si gridano contro, valzerando assieme da una parte all&#8217;altra, e schivando il baldacchino delle bevute, che si scompone sulla calca in modo ignobile, spezzandosi sulle schiene della gente e vomitando il suo contenuto, le sue salse e i suoi liquidi rossi e bianchi.</p>
<p>«Ti dico, imbecille, che è pesce dalla testa in giù» dice uno di quei neri che balla con l&#8217;altro.</p>
<p>«No, imbecille, è dalla testa in su.»</p>
<p>«È pur sempre un essere razionale.»</p>
<p>«E secondo te come cammina? In punta di pinna, cretino, il tuo essere razionale?»</p>
<p>Sono la manifestazione conglomerata che non si può staccare la spina di netto quando l&#8217;immaginario nelle teste muove appena i suoi ingranaggi, bisogna oliarlo fino in fondo per non rischiare che si congestioni e spezzi, raffreddandosi in una scepsi efferata.</p>
<p>La folla ha un colore grigio da ratto, opaco, fangoso. Le sole cose che scintillano muovendosi sono le braccia che si fanno strada sfarfallando a vuoto e impugnando armi bianche di fortuna: pinne, pesci spada, code, cavallucci marini usati a mo&#8217; di boomerang. Oltre a quello scintillio, si notano le confezioni di plastica degli hamburger di frutti di mare compressi che volano. Alcuni gruppi si coagulano con la faccia segnata dal sangue attorno a degli obiettivi sporgenti, per poi uniformarsi e perdersi nel caso grigio scuro. Nel clangore delle voci si spegne, ruttando, la musica da colonna sonora, oramai passata in secondo piano, con l&#8217;epica anfibia recitata con un leggero effetto di gorgheggio marino, che impasta un cassa-rullante basilare, sgranato e riverberato, in un flanger strozzato.</p>
<p><em>Tutti, proprio tutti, vogliono respirare sott&#8217;acqua&#8230;</em></p>
<p>Solo dei bebè che si gingillano appollaiati alle braccia dei genitori, i quali, mantenendosi ai margini, scagliano coi piedi solo lattine contro la stessa folla indistinta dal proprio obbiettivo, sembrano accorgersene. Pur non piangendo d&#8217;orrore per il boato animalesco persistente di quella piazza sfigurata, corrugano le sopracciglia rosa. E ancora di più, sviluppando una faccia adulta da comico contrariato dalla risposta fredda della platea, fanno stillare qualche lacrima di rabbia, quando quattro camionette blindate inchiodano all&#8217;unisono dietro di loro e fanno sobbalzare i genitori.</p>
<p>Celermente, aprendo i portelloni e balzando fuori, gli antisommossa raccolgono i manganelli in aria, cominciano a sventolarli arrampicandosi sulla folla, camminandoci sopra a balzi famelici e strattonando via alcune persone che stanno sradicando delle anfore.</p>
<p>Uno dei responsabili tra gli antisommossa, quello vestito più leggero in una divisa color ramarro, non con tutto l&#8217;armamentario, e l&#8217;elmetto tirato su, mentre dà deboli botte di routine qua e là a casaccio, invoca invano gli organizzatori, con gesti da guardalinee che non vengono raccolti da alcuno sguardo. Un suo subalterno si ferma con la verga nodosa e sbianca a pochi centimetri della faccia di un bebè, che esplode come una mina incontenibile. Il subalterno cerca di raccattarne i pezzi, quando viene colpito sulla schiena da un pezzo di onda-scivolo e si accascia, mentre una donna itterica grida vittoria, salterellando in circolo e alzando il dito medio d&#8217;entrambe le mani.</p>
<p>Il colore torvo degli antisommossa si è aggiunto come del bruciato rassegato al grigio fluido del pubblico, tracimato dopo la delusione di non aver visto il motivo della loro presenza emergere dalle profondità del palco con la sua forza redentrice.</p>
<p>«Mi spiegate che diavolo è successo qui?» fa il responsabile degli antisommossa.</p>
<p>Un incaricato del Nordsee, contrito e minuscolo, lo prende finalmente da una parte, tirandolo giù dall&#8217;agglomerato di persone sul quale il poliziotto sta ritto come un trionfatore che ha perso la bussola, ma deve far vedere che è tutto sotto controllo. A testa bassa, l&#8217;incaricato, come se volesse essere battezzato dal manganello, attacca una serie di spiegazioni, lamentando la fuga degli organizzatori dello spettacolo d&#8217;inaugurazione della nuova mascotte del Nordsee. Non proprio una mascotte, gli spiega.</p>
<p>«Come sarebbe a dire che devo immaginarmi il Concilio di Nicea?» sbotta allibito il capitano degli antisommossa.</p>
<p>«Mi faccia vedere intanto i permessi per la distribuzione del cibo» aggiunge, seguendo con gli occhi il volo a colombella di un pezzo d&#8217;hamburger impregnato barbaramente di ketchup.</p>
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		<title>Il Cattivo Buono nella Vasca.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 00:04:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Raveggi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;attore Victor Buono, inimitabile ispirazione del cattivo Vittorio Buono del romanzo.

[Vedi anche qui.]
Posted in Berlino, Eventi, Madrid, Paris, Roma Tagged: Batman, cattivo, Che fine ha fatto Baby Jane?, Count Manzeppi, Dr. Schubert, Edwin Flagg, High Priest Sorak, King Tut, nella vasca, Vittorio Buono, Wild wild west      <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com&blog=1206973&post=994&subd=nellavascadeiterribilipiranha&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><em>L&#8217;attore Victor Buono, inimitabile ispirazione del cattivo Vittorio Buono del romanzo.</em></strong></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/2009/11/08/il-cattivo-buono-nella-vasca/"><img src="http://img.youtube.com/vi/dCfpgxhH4XY/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><strong>[Vedi anche <a href="http://www.youtube.com/watch?v=4MOyhz5uiNI">qui</a>.]</strong></p>
Posted in Berlino, Eventi, Madrid, Paris, Roma Tagged: Batman, cattivo, Che fine ha fatto Baby Jane?, Count Manzeppi, Dr. Schubert, Edwin Flagg, High Priest Sorak, King Tut, nella vasca, Vittorio Buono, Wild wild west <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/994/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/994/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/994/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/994/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/994/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/994/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/994/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/994/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/994/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/994/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com&blog=1206973&post=994&subd=nellavascadeiterribilipiranha&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Non multa sed multum. Qualità della vita, qualità letteraria / 2</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 23:27:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Raveggi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[Leggi la prima parte]

Perché, allora, in Italia, dovrebbe esserci necessità di opere letterarie qualitativamente intense e durature? Perché in Italia c’è una voragine chiamata: carenza di immaginario, collettivo e individuale. Chiamatela tedio, noia, apatia, ma si sta verificando un’atrofia dell’immaginario che molti non possono o vogliono scorgere, perché hanno disimparato a dare valore al concetto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com&blog=1206973&post=982&subd=nellavascadeiterribilipiranha&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;">[Leggi la <a title="prima parte" href="http://scrittoriprecari.wordpress.com/2009/10/16/non-multa-sed-multum-qualita-della-vita-qualita-letteraria-1/" target="_blank">prima parte</a>]</p>
<p style="margin-bottom:5pt;">
<p style="margin-bottom:5pt;" align="justify"><img class="alignleft" src="http://novevolt.files.wordpress.com/2009/10/lacura2-21.jpg?w=140&amp;h=150&#038;h=149" alt="" width="140" height="149" /><strong>Perché, allora, in Italia, dovrebbe esserci necessità di opere letterarie qualitativamente intense e durature? </strong>Perché in Italia c’è una voragine chiamata: carenza di immaginario, collettivo e individuale. Chiamatela tedio, noia, apatia, ma si sta verificando un’atrofia dell’immaginario che molti non possono o vogliono scorgere, perché hanno disimparato a dare valore al concetto di qualità. Dobbiamo però reinventare il nostro immaginario, ovvero il nostro modo di compensare la refrattarietà delle <em>cose italiche</em> con la creazione verbo-visuale, il nostro modo di sfogliare l’opacità delle cose presenti, e guardare oltre, dietro il <em>muro</em> dell’oggettività. E questo andrà inevitabilmente a scalfire la nostra identità tradizionale, un’identità che deve avere una <em>durata</em>. Oggi la letteratura, almeno in Italia, è una forma di sopravvivenza, una consegna al mittente da non mancare.<span id="more-982"></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:5pt;" align="justify"><strong>Carenza d’immaginario, carenza d’identità, carenza di qualità. Carenza di futuro. </strong>Non <em>osiamo</em> immaginarci il futuro italico, ma siamo stanchi d’incipriare il presente. La qualità della nostra vita dipende anche dalle opere che i nostri autori coevi sanno e pretenderanno di produrre. Questa è la responsabilità che ci si presenta davanti. Si deve tentare, rischiare tutto, reinventare un linguaggio, captare le emergenze – cioè quello che viene fuori da questi tempi, e manca ancora di parola. E prefigurare le nostre nuove facce, desiderando e recuperando le facce altrui, la nostra tradizione polverosa. Facce di un passato che, oramai staticizzato tra monumenti impercettibili, libri di testo e retoriche varie, ci spinge sempre più verso un futuro già pari a zero.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:5pt;" align="justify"><strong><em>Intensità</em> e <em>durata</em>, si è detto. </strong>Se azzardiamo ad applicarle a una visione magnetica – da campo magnetico – delle opere letterarie, queste prevedono spostamento. Lo spostamento prevede adattamento creativo della forma, ovvero <em>metamorfosi</em>. Questa, lo si è detto fino alla nausea, è una delle qualità costitutive del romanzo, il prodotto della sua origine epico-orale (dispersione assoluta e semina della sua avventura), del suo ibridare generi (il romanzo è un grande cannibale, una tessitura aperta come la tela navajo dell’Emilio Cecchi in Messico), del suo pensare e criticare se stesso (il romanzesco che guarda se stesso, Don Quijote che legge le sue avventure stampate), cercando di acciuffare senza tregua allo stesso tempo quel Reale traumatico che stiamo vivendo – il <em>fantasma</em> della <em>cibernetica</em> calviniana, che non si vede, ma pressa. E, prima o poi, ritorna.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:5pt;" align="justify"><strong>Perché dire <em>Italia</em> oggi cosa significa?</strong> Non è qualcosa che ha a che fare con il dolore spettacolarizzato di una progressiva mancanza di qualità di vita? Italia è un’espressione senza referente, un sipario desiderante senza scena desiderata, ma con molti <em>mésententes</em> e <em>différends</em>, disaccordi e dibattiti, con tante tracce e traumi da esplorare. Per questo c’è forse il bisogno di tentare opere metamorfiche, mutanti e cosmiche, che tocchino il cielo universale per riflettere la piccola zolla particolare e redimerla, emisferi dove la nostra faccia – perché noi, italiani, con l’identità, ci rimettiamo pure la faccia – si possa rispecchiare deformata, per scorgere i cambiamenti dei connotati e delle costellazioni, domani. Lavorando di fantasia, irrispettosamente, anche sulla nostra Storia senza capo né coda.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:5pt;" align="justify">Parlare di romanzo, o di racconto in prosa, di per sé è parlare di qualcosa che non <em>è</em>, ma che <em>sarà</em>, qualcosa di volto al futuro anche se scritto nel passato remoto. <strong>Parlare senza timore di <em>qualità</em>, oggi, nella nazione italiana, parlare di <em>complessità</em>, come fanno altri in altri frangenti da altre prospettive, parlare di <em>avventura</em> (come metamorfosi, durata e intensità del nostro raccontare e come potenza dell’immaginario), significa avere fiducia, non solo in noi stessi (cosa che da tempo ci manca), ma anche nella <em>durata</em> della parola.</strong> Significa auspicare un <em>futuro duraturo</em>, ma non per questo conservativo, della nostra identità. Un futuro parzialmente libero, temporaneamente autonomo. Diciamo <em>durata</em>, non necessariamente ripiego morale o moralistico della parola. Responsabilità della posta in gioco, non civismo sbandierato e, quindi, spettacolarizzato.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:5pt;" align="justify"><strong>Le nostre opere</strong>, in questo orizzonte di senso in modificazione repentina, saranno l’arco perfetto e intagliato pronto a risuonare, la freccia sarà il nostro occhio critico pronto a fendere l’aria, la qualità sarà l’intensità con cui tiriamo la corda e lanciamo. Seppure nel disastro dell’immaginario italiano, un punto d’appoggio e un tentativo per essere buoni arcieri ancora dobbiamo e possiamo farlo. Anche da una posizione sbilenca, minoritaria, ridicolmente caparbia.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:5pt;" align="right"><a title="Alessandro Raveggi" href="../" target="_blank"><em>Alessandro Raveggi</em></a> e <a title="Enrico Piscitelli" href="http://milanoromatrani.wordpress.com/" target="_blank"><em>Enrico Piscitelli</em></a></p>
Posted in Paratesti Tagged: 23 ottobre 2009, alessandro raveggi, Carmilla, enrico piscitelli, minima &amp; moralia, non multa sed multum, qualità della vita, qualità letteraria, scrittori precari <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/982/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com&blog=1206973&post=982&subd=nellavascadeiterribilipiranha&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Non multa sed multum. Qualità della vita e qualità letteraria</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 14:58:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Raveggi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo testo è la seconda parte di un’introduzione alla collana di narrativa Novevolt, curata da Enrico Piscitelli e Alessandro Raveggi, a partire dal 2011, per la casa editrice Zona. Il primo testo può essere letto qui, ed ha il carattere di un’apertura violenta del vaso di Pandora. Questo secondo testo, dopo l’apertura del vaso, ci [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com&blog=1206973&post=973&subd=nellavascadeiterribilipiranha&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;" align="justify"><em><span style="font-size:x-small;"><a href="http://nellavascadeiterribilipiranha.files.wordpress.com/2009/10/lacura2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-974" title="lacura2" src="http://nellavascadeiterribilipiranha.files.wordpress.com/2009/10/lacura2.jpg?w=140&#038;h=150" alt="lacura2" width="140" height="150" /></a>Questo testo è la seconda parte di un’introduzione alla collana di narrativa <a title="Novevolt" href="http://novevolt.wordpress.com/" target="_blank">Novevolt</a>, curata da Enrico Piscitelli e Alessandro Raveggi, a partire dal 2011, per la casa editrice Zona. Il primo testo può essere letto <a title="qui" href="http://novevolt.wordpress.com/cura/" target="_blank">qui</a>, ed ha il carattere di un’apertura violenta del vaso di Pandora. Questo secondo testo, dopo l’apertura del vaso, ci guarda circospetto dentro, e si interroga sul futuro e la possibilità di scardinarne le pareti, o almeno distanziarle.</span></em></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><em><span style="font-size:x-small;"><br />
</span></em></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:x-small;"><em>La collana Novevolt, oltre a proporsi come soggetto culturale nell’organizzazione di un festival letterario nazionale (<a title="ULTRA - Festival della letteratura, in effetti" href="http://novevolt.wordpress.com/ultra/" target="_blank">ULTRA-Festival della letteratura, in effetti</a>) e di altri progetti collaterali, auspicherà una promozione, attraverso piccoli libretti, romanzi brevissimi e racconti lunghi di autori affermati e giovani promesse, di luoghi quali la qualità, la densità e il rischio nella letteratura italiana. Le prime due uscite saranno gli autori Enzo Fileno Carabba e Franz Krauspenhaar.</em> [Enrico Piscitelli e Alessandro Raveggi]</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:x-small;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#ff0000;"><strong>In particolare, questa parte è uscita sul blog <a href="http://scrittoriprecari.wordpress.com/2009/10/16/non-multa-sed-multum-qualita-della-vita-qualita-letteraria-1/">Scrittori Precari</a>. Il saggio integrale uscirà su &#8220;<a href="http://www.carmillaonline.com">Carmilla online</a>&#8221; e <a href="minimaetmoralia.wordpress.com/">Minima&amp;Moralia</a> (blog di minimum fax).</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#ff0000;"><strong><span id="more-973"></span><br />
</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Viviamo, oggi, in una condizione in cui le nostre parole sono un nodo, una <em>tag</em> associata a un’informazione, verso le quali e dalle quali si irradia una rete, alcune reti, nella Rete. La Rete è un modello di autonomia relativa, di libertà limitata e temporanea, meravigliosamente anarchico e labirintico (per i fanatici del labirinto), ma anche ambiguamente accessibile. Siamo completamente accessibili, siamo completamente visibili, purtroppo, ovvero: vulnerabili. La Rete ha le sue falle e i suoi pescecani, che navigano a vista con i propri specchietti per le allodole tra i denti. La possibilità di essere fregati, di essere illusi, di perdere la nostra libertà, è paradossalmente maggiore. Dal Sistema anarco-capitalistico in crisi, dal mainstream che pur sta cercando di mimetizzarsi nella nostre forme di resistenza vitale, quasi biologica – per rinascere quando forse rinasceremo – si è sempre delusi.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Il diffondersi della letteratura nel mezzo partecipativo delle comunità-web italiane e mondiali ha moltiplicato quantitativamente i luoghi dove la qualità <em>può</em> (ma non necessariamente <em>deve</em>) essere rintracciata. Al di là della possibilità che le forme rapide di pubblicazione del weblog ci stanno offrendo, e del ricrearsi blando della comunità in una simulazione gioco in cui possiamo pur sempre mascherarci da <em>avatar</em>, bisogna preservarsi dal rischio del consenso qualitativo, ovvero dalla pretesa di valutare un testo come qualitativamente letterario, dipendendo dalla quantità di frequentazioni del testo, di apprezzamenti, di click, poll e commenti telematici. La letteratura qui viene spesso classicamente mercificata, anzi mercificata al secondo grado. “Non è merce, <em>questa</em> è letteratura, un nuovo modo <em>cool</em> di farla”, ma è sempre paradossalmente merce, termometro di consenso. Quello che vogliamo dalla qualità non è consenso, è <em>diffusione</em> e <em>differenziazione</em>, movimento di visione e divisione, non partecipazione da prova d’acquisto.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Bisogna comunque fare un tentativo per togliere uno strato immancabile di spocchia dalla nozione di qualità letteraria.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Cosa è allora questo richiamo alla qualità, in un mondo felice e utopico in cui Tutti scrivono Tutto, e in un mondo infelice e distopico in cui nessuno pare comprare i libri? Facciamo un parallelo. Cosa intendiamo con l’espressione <em>qualità della vita</em>? Il semplice adeguamento al gusto della massa (o della massa al suo gusto preconfezionato), la semplice capacità di possedere e dominare ammennicoli tecnologici, divani confortevoli e televisori al plasma, di essere <em>oggi</em> up-to-date e <em>domani</em> chissà…? Questa concezione non è più proponibile, visto che il modello economico che l’ha portata in auge sta crollando, o rientrando nel proprio guscio protezionistico (anche se forse lì dentro marcirà). La qualità della vita è ora molte cose assieme, un vettore di tante variabili in rapporto al nostro Welfare State individuale, ma sicuramente è una condizione in rapporto a una gittata, a una potenzialità futura. Appunto: la gittata delle nostre azioni future. Vivo qualitativamente bene se quello che faccio oggi potrà durare domani, senza per questo andare in cancrena, ma vivendo nella metamorfosi, nell’apertura, non in un eterno presente insipido. E questo vale sia per la classe media italiana in lenta fissione, che per i <em>Paria</em> dei paesi in via di sviluppo. Vivo qualitativamente bene non necessariamente se oggi possiedo un divano di lusso (o un libro in prima fila sullo scaffale), ma se potrò permettermi un divano anche domani, magari più piccolo, anche per i miei figli. La qualità della vita è così poter pensare alla propagazione, e metamorfosi, della mia vita, e della mia opera, domani. Ed è qualcosa che ha a che fare dunque con la possibilità (non l’obbligo) di fare figli, di riconoscersi in un’alterità che nasce dal nostro ventre.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Il disprezzo per i giovani che le generazioni che ci precedono dimostrano e hanno dimostrato, un disprezzo che si è caratterizzato come spettacolarizzazione della gioventù, almeno dal Dopoguerra a oggi – e che è uno dei nostri faticosissimi compiti annullare – ci fa capire che la loro visione di qualità della vita era necessariamente <em>contraria</em> alla nostra possibilità di propagarci, era in qualche modo castrante. Il benessere borghese è ed è rimasto un concetto statico e ottocentesco basato sull’accumulazione, l’appropriazione, l’accatastamento di beni, entrato in crisi proprio nell’era del consumo e della sovrapproduzione. Dall’accumulazione si è passati, linearmente, alla mercificazione della cultura. Questo dobbiamo ripensarlo. Sono le nostre discariche vicine e lontane che ce lo chiedono. Persino tutta questa discarica del senso che ci ha consegnato il cosiddetto post-moderno dimostra in fondo una mancanza, un dolore nascosto, anestetizzato più che esorcizzato, annullato più che ritualizzato.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Questo per dire che qualità non è possesso, una <em>eudemonia</em>: la qualità non si possiede, ma si produce, si narra, si propaga, si consegna e si perpetua, potendo guardare al di là del presente. Adesso speriamo che il parallelismo sia chiaro, anche se il rapporto vita/letteratura è obliquo, necessariamente inclinato, mai verisimile: la qualità letteraria è un insieme di forze che producono un effetto d’intensità, una durata che garantisce la possibilità di trasmissione. Effetto sul lettore, effetto sulla comunità, effetto sul futuro. Non è solo una questione di stile, ma di efficacia di stile. Per questo, la qualità letteraria <em>sta</em>, e a un tempo <em>non sta</em>, nella forma libro. Forma che molti (non noi) sono pronti a demolire o sorpassare, senza riuscire a pensare alla <em>transmedialità</em> originaria della letteratura, dalla lingua schioccante degli aedi alle USB roventi dei piccoli editori.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">La qualità è così la capacità del libro, del romanzo, del poema, di prefigurare il futuro, uscendo da se stesso, uscendo dal proprio presente statico e cristalizzato del linguaggio e del desiderio. Qualcosa di molto vecchio e di molto nuovo. Senza per questo dimenticare il passato, anzi, rinnovando il desiderio di comprenderlo in quello che chiamiamo memoria. Già, la <em>memoria</em>: in Italia pare solo il nome dato al tour di un gruppo di partigiani, che vanno affaticati, di liceo in liceo, a rammentare i combattimenti su per i monti, le rupi e le brumose vallate. Già, l’Italia… Oggi più che mai, parlare di qualità letteraria in Italia, ancora senza snobismo e pretese decadenti, esotico-esoteriche, significa enucleare una serie di topic-salvagente non del tutto inutili anche per quello che si chiamerebbe condizione di vita (almeno nel <em>Bel</em> Paese). Il parallelo qualità letteraria-qualità della vita potrebbe diventare un’istruzione. Visto che paiono saltati da tempo i parametri di distinzione tra reale e finzionale, almeno dobbiamo trovare una strategia sostenibile per muoverci in queste ambiguità, un efficacia che ci permetta di distinguere. Non opere efficienti, che fanno il loro bravo lavoro di decalcomania feticistica della realtà, che rispettano il lettore e il suo mondo di agi e ombrelloni, ma opere efficaci.<strong> [1/2; continua prossimamente]</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;text-align:right;"><a title="Alessandro Raveggi" href="../" target="_blank"><em>Alessandro Raveggi</em></a> e <a title="Enrico Piscitelli" href="http://milanoromatrani.wordpress.com/" target="_blank"><em>Enrico Piscitelli</em></a></p>
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		<title>Raymond Federman (1928-2009)</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 16:57:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Raveggi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Raymond Federman, dopo una lunga malattia, ci ha lasciati lo scorso 6 ottobre 2009, all&#8217;età di 81 anni. Scrittore estroso, critico acuto, esperto di Samuel Beckett, ci consegna un vuoto (lui che giocava spesso coi pieni e coi vuoti della scrittura) che solo gli storicisti più ottusi potrebbero mancare di osservare, sclerotizzandolo sotto l&#8217;etichetta pur [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com&blog=1206973&post=967&subd=nellavascadeiterribilipiranha&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><img class="alignleft" src="http://www.hallwalls.org/perf-lit-images/Federman.jpg" alt="" width="106" height="109" /><em>Raymond Federman</em></strong><em>, dopo una lunga malattia, ci ha lasciati lo scorso 6 ottobre 2009, all&#8217;età di 81 anni. Scrittore estroso, critico acuto, esperto di Samuel Beckett, ci consegna un vuoto (lui che giocava spesso coi pieni e coi vuoti della scrittura) che solo gli storicisti più ottusi potrebbero mancare di osservare, sclerotizzandolo sotto l&#8217;etichetta pur interessante dell&#8217;Avant-Pop. La lunga produzione di Raymond, che ho avuto occasione di conoscere per via telematica nel corso della traduzione del suo saggio <strong>&#8220;Surfiction: Fiction now and tomorrow&#8221; </strong>(apparso su <a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/03/06/re-la-rivista/">&#8220;Re: Oltre lo zero&#8221;</a>, Zona, 2005 e su <a href="http://www.minimumfax.com/Libro.asp?Libroid=305">&#8220;Best off 2006&#8243;</a> di minimum fax), può essere vista <a href="http://www.federman.com/rfpub.htm">qui</a>. Ricordo con affetto la disponibilità e l&#8217;acume con cui Raymond rispondeva, sempre prontamente, alle mie domande. <a href="http://www.acoma.it/pdfvolumi/volume06/6federman.pdf">Qui</a> un altro saggio di Raymond Federman tradotto in italiano sul futuro della letteratura. Un saggio su Ronald Sukenick di Raymond Federman è stato tradotto da <a href="http://www.dipfilmod.unifi.it/CMpro-p-p-315-page.html">Lorenzo Orlandini</a> sempre per la rivista <strong>Re:</strong>.<span id="more-967"></span></em></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/2009/10/10/raymond-federman-1928-2009/"><img src="http://img.youtube.com/vi/nGiJ5L3W-mQ/2.jpg" alt="" /></a></span><em><br />
</em></p>
Posted in Paratesti, Paris Tagged: 1928-2009, Double or Nothing, necrologio, Raymond Federman, Re: viste, Surfiction, Take it or Leave it <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/967/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/967/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/967/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/967/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/967/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/967/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/967/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/967/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/967/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com/967/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com&blog=1206973&post=967&subd=nellavascadeiterribilipiranha&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<media:content url="http://img.youtube.com/vi/nGiJ5L3W-mQ/2.jpg" medium="image" />
	</item>
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		<title>La cura di Novevolt, parte I.</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 10:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Raveggi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parte I.*


La gioia può eruttare anche al BurgerKing anche la birra LITE può nascondere una dose di Dioniso. Ma perché dovremmo lottare contro questa marea di spazzatura da due soldi, quando potremmo bere il vino del paradiso anche adesso, sotto la nostra vigna e fico?
(da T.A.Z. di Hakim Bey)

Industria. Commercio. Commercializzazione di idee e arti. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nellavascadeiterribilipiranha.wordpress.com&blog=1206973&post=954&subd=nellavascadeiterribilipiranha&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:left;"><strong>Parte I.*</strong></p>
<blockquote>
<h6 style="text-align:right;"><strong><a href="http://novevolt.wordpress.com"><img class="alignleft" title="new Logo Novevolt" src="http://novevolt.files.wordpress.com/2009/09/new-logo-novevolt1.jpg?w=107&amp;h=109&#038;h=109" alt="new Logo Novevolt" width="107" height="109" /></a></strong></h6>
<p style="text-align:right;"><em>La gioia può eruttare anche al BurgerKing anche la birra LITE può nascondere una dose di Dioniso. Ma perché dovremmo lottare contro qu</em><em>esta marea di spazzatura da due soldi, quando potremmo bere il vino del paradiso anche adesso, sotto la nostra vigna e fico?</em><br />
(da <em>T.A.Z.</em> di Hakim Bey)</p>
</blockquote>
<p><strong>Industria. Commercio. Commercializzazione di idee e arti. Spettacolo. Spettacolarizzazione. Assenza: di <em>qualità</em> e di <em>onestà</em>.</strong> Standardizzazione. Eugenetica culturale – o pseudoculturale. Sessantamila testi pubblicati in Italia, ogni anno. Migliaia di case editrici. Fiere. Presentazioni. Trent’anni di povertà intellettuale.<span id="more-954"></span></p>
<p>Si può pensare che gli autori – i <em>buoni</em> autori – siano stritolati dai meccanismi dell’editoria, dalle idee-luogo-comune, dalla volontà generalizzata di offrire prodotti possibilmente di largo consumo. Storie comprensibili, stili abusati, frasi e parole scritte e riscritte: una retorica <em>errata</em>, che mira a rassicurare i lettori – <em>se ci sono</em> dei lettori. <strong>Retorica del leggibile</strong>, del semplificato che, generata negli uffici dalle major del libro, si è diffusa, per contatto, a tutti – quasi tutti – gli operatori della cultura (e non è solo una questione libraria).</p>
<p><strong>Ma c’è un fatto più grave: gli autori – i <em>buoni</em> autori – si sono autodepotenziati:</strong> per accedere alla pubblicazione, sviliscono i tratti distintivi, semplificano vicende e trame, stili e idee. Autocensura preventiva: <em>non lo vorranno, non lo pubblicheranno, non lo leggeranno: troppo lungo, troppo corto, troppo complicato, non ha una trama…</em> Laddove l’unica autoobiezione dovrebbe essere: non c’è qualità; non sono in buona fede.</p>
<p>«Quando l’ultimo sbirro nelle nostre teste sarà abbattuto a pistolettate dall’ultimo desiderio irrealizzato – forse anche il paesaggio intorno a noi inizierà a cambiare…». <strong>Novevolt</strong> è questo, innanzi tutto: un tentativo folle e concreto di <strong>ridare libertà</strong>: libertà per chi scrive, libertà per chi legge, libertà per chi non scrive e per chi non legge. Abbattere ogni luogo comune dell’ambiente editoriale [tutti legati alla commercializzazione: le raccolte di racconti? Non vendono!; le antologie di narrativa? Non vendono!; i libri non di genere? Solo se l’autore mi fa cinquanta presentazioni...].</p>
<p>Convincere gli autori che non è necessario restare dentro le gabbiette che l’editoria ha costruito intorno a libri tutti uguali, che <strong>c’è tutto un mondo fuori dalle sbarre, tutt’una serie di suggestioni, volontà, scritture</strong>. Che l’obiettivo è <em>a lungo, lunghissimo termine.</em></p>
<p><a href="http://novevolt.wordpress.com"><strong>Novevolt</strong></a>: da gennaio 2010 in libreria.</p>
<h6>* Questo è il primo di quattro testi introduttivi scritti da Enrico Piscitelli e Alessandro Raveggi sulla collana di narrativa Novevolt.</h6>
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