L’Isola dei Beati

Salma HayekMari Sol, Arantxa, Javi, El Bicho Raro, rispettivamente hanno totalizzato 2, 4, 9, 12 in una notte. El Bicho ha esagerato come al solito, ma tutti sembrano accettare la sua vittoria scostando la sabbia con le dita dei piedi infreddoliti. Compensa la sua mancanza di una fidanzatina disponibile e di una buona dose di cuoio capelluto — capelli finissimi e radi su una testa bitorzoluta — contando ogni volta più di dieci (termine sotto il quale non va mai), dieci e più corpi che poi vanno giù, in lontananza, tra le onde. Javi e Arantxa si baciano, si studiano, si palpano come dei quindicenni anche se ne hanno solo nove e quelle non sono stelle cadenti da sbaciucchiamento folle. Mari Sol guarda l’orizzonte del mare, una schiuma grigia si stende sulla linea, sotto di essa uno spiraglio di sole arancione che le si conficca nella fessura degli occhi accigliati per il riflesso tagliente.

“Bi…”

“Cazzo vuoi, Mari Sol?”

“Non mi sembra il caso che tu bari.”

Lei non l’accetta fino in fondo la situazione scorretta.

“E perché? Chi lo dice che baro?”

“Tu fai sempre più di dieci, non è possibile. Li avvisti tutti e più di dieci, nemmeno fossi un’aquila con venti occhi. E poi: io non conto mai un braccio, un piede, una coscia, una schiena, che fa capolino e va giù. Solo se vedo la testa che brilla, ecco. E tu hai le stesse regole?”

“Chiaro. Per questo vinco. Perché seguo le regole. Sono talmente forte che le cosce o i piedi li salto subito, e bam!, arrivo dritto alle teste. Ho imparato a riconoscerle.”

“Chissà che fine faranno poi.”

“Sopravvivono. Mio nonno dice che sopravvivono sempre quelle teste dure. E che quello è il problema. Dice che è la selezione naturale che è andata a farsi benedire. Che il caso è una moneta a due facce. Mica ti sentirai in colpa?”

“E noi che possiamo fare da qui? Niente” commenta Javi desbaciucchiandosi in due secondi.

“Niente, amore, giusto. Niente di niente. A quello ci pensa la Guardia Costiera” continua Arantxa, che da vezzosa si risistema la coda e si netta la bocca unta della saliva di Javi.

“Potremmo smetterla” fa Mari Sol stringendosi con le braccia nel suo pullover infeltrito. Lei non accetta il freddo seccante di quelle notti passate a giocare all’Avvistamento.

“Una stella che cade è una stella che muore, sai? Eppure non smettiamo mai, giochiamo pure a quello e ci sembrano tanto belle. Qui almeno non mettiamo di mezzo i nostri desideri.”

“Perché no?” fa Javi. “Sarebbe un’idea. Il prossimo che vedo colare a picco a braccia alzate, gli dedico il mio futuro matrimonio con Salma Hayek.”

“Smettila, sei terribile” ribatte indignata Arantxa. “Con una messicana…”

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