Marinatos, Spyridon

(clicca sull’immagine, ti insegnerà a pescare, altrimenti

“L’ansia del Vaticano, le pressioni della Cia, le minacce di Cosa nostra e dei suoi banchieri di fiducia rappresentavano per Georgios Papadopoulos un macigno grosso come una montagna. I personaggi che lo avevano aiutato a prendere il potere erano disposti a tutto pur di rimanere nell’ombra. Se una parola, una sola fosse stata fatta, il primo a farne le spese sarebbe stato proprio lui.

L’ex colonnello doveva agire al più presto, per evitare che i particolari scomodi della storia diventassero di dominio pubblico. Papadopoulos aveva mantenuto la mente lucida dopo la sua defenestrazione; anche un anno dopo la fine del regime, non aveva perso il controllo della situazione. Aveva esaminato, nome per nome, l’elenco dei testimoni che sarebbero stati chiamati dai giudici a deporre contro i golpisti. Letto e riletto l’elenco, dovette ammettere in modo definitivo che c’era un solo testimone scomodo: Spyridon Marinatos.

Soltanto il vecchio archeologo conosceva quei retroscena e Papadopoulos era convinto che avrebbe parlato: perché gli avevano negato il sogno di cercare ancora Atlantide, lo avevano cacciato da Santorini; era un uomo solo, deluso e affranto, ma anche capace di grandi risentimenti. Non aveva più nulla da perdere; avrebbe trovato finalmente un po’ di sollievo svelando i misteri che conosceva, vendicandosi di chi era stato la causa delle sue frustrazioni.

Se così fosse accaduto, e Papadopoulos ne era sicuro, per l’ex colonnello il futuro che già si annunciava nero, sarebbe diventato livido. Marinatos era un bersaglio troppo facile per chiunque. Nessuno lo proteggeva ad Akrotiri. Anche la gente del posto ormai lo evitava. Farlo fuori sarebbe stato un gioco da ragazzi; Papadopoulos avrebbe dovuto farlo al più presto, prima che il nuovo governo venisse eletto dalle consultazioni elettorali del 17 novembre.

Una volta arrivato a Santorini, il killer poteva tranquillamente entrare nel recinto degli scavi, avvicinandosi alla casa Delta passando per la via Telchines. Avrebbe dovuto fare attenzione a non farsi scorgere dai bambini che spesso giocavano nei pressi del sito. Una volta individuato Marinatos che era in cima al muro del palazzo, bastava spingerlo giù, farlo precipitare sul selciato di via Telchines. E se fosse stato troppo azzardato avvicinarsi, per non compromettere l’operazione, il killer avrebbe potuto sparare un colpo di pistola, mirando alla testa.

Chi avrebbe fatto caso al rumore? Chi si sarebbe preso la briga di dare l’allarme? Soprattutto, chi avrebbe indagato su quella morte violenta? Il mandante dell’omicidio aveva previsto tutto quello che sarebbe successo dopo l’esecuzione: la scoperta del cadavere dopo qualche ora, quasi per caso, la sepoltura frettolosa nel sito, poi il lungo silenzio.

La verità sul possibile scenario della morte di Spyridon Marinatos arriverà in ritardo, ma finalmente arriverà. Soltanto il lavoro scrupoloso e ostinato di Giorgio Ambrosoli, liquidatore delle banche di Sindona, nel suo ufficio milanese all’ultimo piano della Privata finanziaria, a due passi dalla Scala, riuscirà a smascherare il lato più torbido e più clamoroso della corsa dei colonnelli alla conquista del potere.”

(M. La Ferla, L’Uomo di Atlantide. Vita, morte e misteri dell’Uomo di Santorini, Ed. Stampa Alternativa, p. 80)

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