A bordo dell’Ecumene.

Vedi, Carolina, guarda l’Atlantico, ascolta le sue correnti sotterranee, la sua calma apparente. È qui che è nato veramente quello che per secoli si è chiamato l’uomo. Qui l’uomo è uscito dalla barbarie. Qui ha deposto le sue uova: Jafet, Sam, Cam. Dove vedi acqua, prima c’era terra. Una terra abbondante, dove tutto viveva nel suo essere, tutto era in atto, niente in potenza. Da lì le genti si sono moltiplicate, nei loro primi faticosi esili poco prima della catastrofe. Diffuse sulle terre, distinte in razze, in lande: Mississipi, Amazzonia, Sudamerica, Baltico, Mediterraneo, Mar Nero, Mar Caspio. Oggi, vedi, sta avvenendo il contrario: le razze stanno tornando ad incontrarsi, però, noi crediamo, nel modo sbagliato, e questo perché la loro azione oggi ha dimenticato la sua origine. Platone guardava con un occhio l’Atlantide di cui Solone seppe molto anche se confusamente dagli Egizi, e dall’altro alla sua Repubblica. Non era mica un imbecille, quell’uomo, aveva già capito che il problema di migliorare l’uomo fosse da legarsi alla sua origine. Ma volle interrompere a metà il suo racconto. E quale cosa migliore, diciamo noi, per un ricongiungimento senza tempo, che stoppare il tempo a favore dell’eterno? Per questo, in questi nostri tempi, il figlio del Principe ci condurrà lì da dove siamo arrivati. Per questo darà a noi l’immortalità, sacrificando il suo popolo, il nostro primo popolo, la nostra origine. Un pasto del dio pesce, come tutte le religioni insegnano. Non pensare che il nostro sia un fine materiale, quello di starcene a vivacchiare, sbevucchiare e scorreggiare con la nostra bella faccia, in eterno: non è una liposuzione in più, che qui fa la differenza. Anzi! È una vera e propria iniezione celeste, quella che andremo a farci, il ritorno ad una condizione antidiluviana, ma con un fattore in più: saremo donne, e saremo elette. Saremo di nuovo le giardiniere del giardino di Alcinoo, del giardino delle Esperidi, le vere discendenti di Oannes… Un Gilgamesh tutto al femminile verso l’immortalità di Ut-napyshti!”
Betty era visibilmente ubriaca e confidava confusamente tutta la sua speranza nell’impresa alla timida Carolina, una trentatreenne di Puebla appena entrata a far parte della nave Ecumene dopo il loro sbarco a la Rochelle. La novizia, con un corpo affusolato da ginnasta, lo sguardo accigliato e un lungo ciuffo marrone che le tagliava il naso fino a sotto il mento, era imbarazzata per il comportamento poco consueto per una comandante. Infatti Betty, nel suo divagare, contrappuntava la sua mitologia sfiorandole un capezzolo, abbracciandola sotto le scapole con il braccio destro e dissimulando di non farlo apposta, un capezzolo già di per sé turgido per la ventilazione. Le si avvicinava sbuffando alcool alle labbra.

“Sei dei nostri?” le disse ad un cinque centimetri dalle labbra.

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4 thoughts on “A bordo dell’Ecumene.

  1. “La novizia, con un corpo libero e affusolato da ginnasta, lo sguardo accigliato e un lungo tuffo marrone che le tagliava il naso per immergersi sotto il mento, era imbarazzata per il comportamento poco consueto per una comandante. Infatti Betty, nel suo divagare, contrappuntava la sua mitologia sfiorandole un capezzolo, abbracciandola sotto le ascelle finemente rasate di mandorla con il braccio destro e dissimulando di non farlo apposta, un capezzolo già di per sé turgido per la ventilazione. Le si avvicinava sbuffando verde alcool alle labbra.

    “Sei dei nostri?” le disse ad una lingua dalle labbra.”

    Era troppo divertente per non cambiarlo un pochino!
    🙂
    grande.

    ndr

  2. Along with every little thing that seems to be developing inside this subject matter, a significant percentage of perspectives tend to be relatively refreshing. On the other hand, I beg your pardon, but I do not give credence to your entire idea, all be it stimulating none the less. It seems to us that your comments are actually not entirely rationalized and in simple fact you are yourself not totally certain of the argument. In any event I did enjoy looking at it.

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