Tutti vogliono respirare sott’acqua.

Esperimenti di controrivoluzione anfibia. I.

Ditelo a sua mamma disperata, coi moccichini umidi fra le mani e suo figlio con quel sibilo rotto in gola, che regge a forza il sorriso nel lettino basculante dell’ambulanza. Ditele che questa sua mania anti-evolutiva se l’è gingillata tra i pensieri col suo gruppetto di amici del dopopranzo. Che si lamenti, lei, come ci si lamenta per il baratto scolastico di panini di fine artigianato casalingo in cambio di figurine introvabili di manga medievali e guerrieri celtici. Si dica a suo figlio che questa sua mania è prodotta dal Diavolo, prodotta dagli Altri Grandi fuori dalla cerchia ristretta della famiglia. Gli si dica che è prodotta dalla mafia turca, dai katzelmacher o dai drogati, che non sarebbero altro poi che i fratelli Più Grandi dei bambini, suoi amichetti, nati dagli Altri Grandi, quei meschini…

Così non si fa, gli si dica.

Va oltre le tue possibilità.

Hai i tuoi otto anni per capire che ciò che ti contiene è una gelatina di carne con un suo marchio di fabbrica millenario.

Le scimmie, quelle lì che mostrano impudiche il culo arrossato come un tiro a segno per arachidi, sono tue cugine alla lontana. Per questo andiamo allo zoo a trovarle, Bernard.

Insomma, gli si dica, la pelle di questo insaccato rosa che sei, non si può, ad esempio, bucare, se non vuoi che il liquido tipo sciroppo al lampone per frittelle fuoriesca. Nemmeno con lo stuzzicadenti del cervello, ciò che i romantici tedeschi, o i drogati, chiamano l’Immaginazione, pronta a disincagliare i dubbi e a mostrarli vividi e incolmabili davanti agli occhi. Sei un bratwurst umano preconfenzionato con una forte attività ghiandolare, oltre la quale non si va, specialmente sott’acqua, con la testa in una fontana di Monaco, col muso a due centimetri da quel cimitero subacqueo di lattine sfrangiate come anemoni.

Anche se lui non lo sta emulando, l’esempio. Lo sta sperimentando coi suoi amichetti. Perché l’esempio serpeggia, anzi zampetta, come una salamandra, dalla terra ferma agli abissi. La terra ferma è sicura. È quel plateau di mollica di pane incorniciato in una crosta sottile marrone, sul quale la mamma col grembiulino gioca le sue carte. Le carte verdi e gialle, rosa e rosse degli alimenti, alimenti che lui, quella salsiccia carina col caschetto biondo, i piccoli orecchi serrati a conchiglia, ora emaciato sul lettino, con quel sinistro trionfo negli occhi, rifiuta di mangiare da giorni. Al massimo, dice lui, qualche verdurina, adagiando la lingua sul lembo ticchiolato dai parassiti. Ha chiesto delle alghe, ultimamente, dei piccoli pesci o degli organismi unicellulari. A quest’ultima richiesta, lei ricorda le Scimmie di Mare, i microscopici crostacei che vendevano sulle riviste degli anni Settanta, assieme agli occhiali ad infrarossi per guardare oltre i vestiti delle signorine sul tram. Le potevi far crescere e addomesticare in soluzione salina. Tu, mamma, adesso ti stendi creme d’alghe sulle gambe e ingoi pillole d’olio di pesce Omega-3 per pensare più velocemente all’intrico d’orari tra la palestra e il gruppo di poesia. Mai e poi mai darai da mangiare a tuo figlio quella roba, mai stenderai crema rassodante d’alga su di un toast o gratterai pillole d’Omega-3 sulla zuppa fumante per cena. Sarebbe inumano. Inumano come le profondità oscure dove il piccolino si andrà a cacciare, se continua a frequentare certe idee. Senza più alcun riferimento, sia esso la famiglia, l’insalata, il prosciutto affumicato, le zuppe calde o addirittura le adesso accettabilissime figurine barattate. Ma lui, il piccolo Bernard, la cassa toracica squassata dalla pressione dell’acqua, non ha avuto paura di quell’abisso a portata di mano. È rimasto lì sotto un po’ troppo, in apnea nella fontana del parco di Monaco, i suoi amichetti esultanti attorno alla sua schiena piegata sul bordo. Pensava di farcela. Anche lui, come altri suoi coetanei, voleva essere un ragazzo-pesce.

Lei si pente, aggrappata a quel lettino d’ambulanza, di aver gridato quella volta, sotto la pagoda del bar, al suo bimbo-bratwurst sulla spiaggia affollata di Rimini. Corri Bernard, corri pesciolino della Baviera, vai a tuffarti!, ha gridato all’esserino che sgambettava verso il mare coi braccioli grandi almeno il doppo della testa, spintonando coi gomiti sporchi di sabbia i bambini bolsi degli italiani. Corri, mio piccolo pesce!

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