Gli antologizzati sott’acqua / 1

rienevaplusvascaA febbraio 2009 uscirà Rien ne va plus, la nuova antologia di Las Vegas Edizioni, curata da Enrico Piscitelli, dove verrà pubblicata l’anticipazione del mio romanzo Nella Vasca dei Terribili Piranha. Colgo l’occasione e l’onore di presentarvi un po’ di miei compagni di ventura. Oggi è la volta di Paolo Cacciolati, di cui pubblico una parte del suo blog. Nato il quattro dicembre di una quarantina d’anni fa, Paolo vive in Piemonte tra Cuneo e Torino. Ha vinto vari concorsi di narrativa e ha pubblicato racconti su riviste letterarie e sui siti Nazione Indiana e Lapoesiaelospirito. Nel 2006 ha pubblicato con Fandango un racconto per la raccolta “Una palla di racconto”. Collabora con il sito Vibrissebollettino, pubblicando recensioni in Bottega di Lettura. In una data imprecisata di un anno imprecisato è prevista l’uscita del suo primo romanzo, per Edizioni TEA.

Trapezio e traversa di Paolo Cacciolati

Il trapezio, aiutati col trapezio, sposta la coperta, tirami su, bene, adesso abbassiamo il letto, aggrappati al trapezio, piega le gambe, e uno e due tre, suuu!, ora rialziamo il letto, ti sistemo il cuscino, poi guardiamo la flebo, il vicino cosa dice?, parla con la donna che gli passa la notte, che ore sono? quasi mezzanotte
la signora lo tranquillizza, lo sposta, controlla il cannetto, guarda la ferita, la ferita è umida, arriva l’infermiera, controlla i tamponi sulle suture, il vicino dice qualcosa, adesso ti controllo la flebo, quanto dura ancora?, quattro ore, alla quattro finisce la sacca, la boccetta di cloruro di sodio è già finita, il sondino ti dà fastidio? cerca di non muoverti, hai caldo?, ti asciugo la fronte, apro uno spiraglio di finestra, le due passate il vicino sta giocando a bocce, si lamenta del compagno, la signora lo calma, gli abbassa il braccio sotto la coperta, poi arriva l’infermiera con un video su trabiccolo, mette una pinzetta al dito del vicino, si accende il video, un cuoricino che pulsa sopra a due numeri, andiamo benino, l’infermiera è contenta, peccato che ti ha svegliato, hai dormito mezz’ora, hai anche russato, no che non ho russato, sì che hai russato, dopo le quattro il vicino peggiora, c’è un viavai di infermiere, rimetti la coperta, tirami su, la goccia scende?, la sacca è finita, sposto la rotellina in basso, dammi il bicchiere, metto la cannuccia, il vicino si agita, la sua flebo si blocca, non muovere la testa, la signora si allarma, preme il pulsante, il suono del campanello è un’anatra elettrica, il richiamo delle anatre elettriche è la colonna sonora di questo posto, penso che chi fa l’infermiera qualunque cifra guadagni è sempre troppo poco, la caposala dice che bisogna lasciare aperte le porte delle camere, così passando davanti si può dare un’occhiata dentro, finalmente le sei la notte è passata, adesso vado a prendermi un caffè, scenderò le scale con l’odore di cappuccino chimico, in tutto l’ospedale c’è questo odore di bevanda al gusto caffè, al gusto cioccolata, al gusto tè, anche l’acqua è una bevanda al gusto acqua, vuoi che ti sistemo? ti sposto la traversa, ma perché qui le lenzuola si chiamano traverse?, aggrappati al trapezio, stendiamo questa benedetta traversa, ora mi ricordo dove ho già visto quell’espressione, con le mani contratte sulla sbarra hai la stessa faccia della nonna, no, questo non te lo dico, ecco la traversa è a posto.
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