Alcune pagine su Il Primo Amore

“Il 6 di Rue Fromentin”

L’ampio divano sul quale quattro prostitute dal viso animalesco si annoiano con professionalità è un fegato ardente, i suoi cuscini come tranci irregolari di carne enfiata trasudano di umori. Ce n’è una quinta, di mezza età e ben conservata, che alla noia ha sostituito la calma. Come una mano invisibile, la calma l’ha spinta sul fondo e ha indugiato sulla sua postura, piuttosto che sul tedio di gruppo. La signora paffuta, con le mani in grembo e i capelli raccolti come una governante al primo appuntamento di lavoro, guarda fissa davanti a sè. Non ammicca né a un ospite gentile né a un indiscreto avventore. Opera di segno contrario rispetto alle sue compagne, che sono scattanti al consumo delle carni, vogliono essere dilaniate, godute, anche se si stanno offuscando in alcune smorfie circospette. La governante ha invece una lingua ponderata, di virgole con la capocchia rotonda, non di esclamativi e sbraiti. Il suo vestito è una coltre di fumo nero, le sue spalline si sfilacciano in cirri nervosi sulla sua pelle, che porta macchie acide, cagliate. Comunica con una giovane donna malese dai capelli di ruggine, che tiene sollevata la veste, mostrando forse parte del pube, come le ostendesse una ferita incurabile. La governante, senza distogliere lo sguardo dal fuori, le parla in segreto attraverso riverberazioni, tratti d’aria che arrugano lo spazio libero dagli ornati e dai capitelli carichi di porpore e di verdi, che dominano la parte sinistra della stanza.

Au Salon de la Rue des Moulins è un’opera che si squaglia dei fantasmi che lo popolano e vi risuonano nel loro spasmo. Carolina fissa con gli occhi a mezz’asta il quadretto circoscritto da una cornice smeraldo, con la lingerie buttata sul corpo come petali gualciti. Le due donne vivono quello spazio arrugato e generativo, un osso chiaro che preme sulla cartilagine arrossata dalle incursioni dei clienti, tra la governante placida, tornita e veggente e la giovane che si offre esilmente a quella cura immateriale. Quest’opera di carne e spirito, quell’opera riprodotta sulla parete della sua camera d’albergo, è un atto involontario del proprio autore, pensa Carolina. Quei fantasmi, quelle riverberazioni, i tratti involontari del loro artefice storpio Toulouse-Lautrec, parlano per sé, camminano coi propri piedi, stropicciando nell’aria la loro singolare verità. Anche lei è lì per Juan e lui ha la capacità di magnetizzare gli animi senza la benchè minima volontà, con le sue riverberazioni. Il suo richiamo non è un lamento, è magnetismo psichico involontario, di carne e fantasmi, un tratto inconsulto della materia nervosa di un essere storpiato da una lunga fatica.

Continua qui: http://www.ilprimoamore.com/testo_1307.html

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One thought on “Alcune pagine su Il Primo Amore

  1. Caro Alessandro…

    dalle prime righe avevo capito subito che si trattava di un quadro del mio amato T.L.

    Ma la cosa che mi ha colpito di più sono state alcune immagini e descrizioni che mi hanno fatto ricordare una bozza di romanzo breve che scrissi nel lontano 2005, e che non ho mai avuto il coraggio di riprendere, in quanto non mi sento romanziera. Come forse sai, il mio linguaggio è quello della poesia ed è per questo che ho abbandonato il romanzo. Ma ti assicuro che ci sono delle parti estremamente simili a ciò che scrissi e ti ringrazio per averle inconsapevolmente dipanate con la tua scrittura.

    In bocca al lupo per tutto, per i tuoi progetti.

    Datura Martina Lo Conte

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