Neotenia e Utopia.

“Ogni mitologia nasce e si sviluppa in un contesto sociale e di classe, che dunque non può mancare neppure in questo specifico esempio. Si dà appunto il caso che xolotl sia, oltre che il nome proprio del dio disubbidiente, anche quello comune dello schiavo in quella particolare società, dove l’istituzione della schiavitù va intesa del tutto diversamente da quella greco-latina e dalla servitù della gleba medioevale. Era infatti l’azteco che volontariamente rinunciava alla «libertà» del cittadino, alla sua maturità, ma anche alle sue preoccupazioni (diritti e doveri), che diventava xolotl, cioè un apolide (chiamiamolo così!), che tuttavia poteva possedere dei beni, trasmetterli ai figli, sposare una donna libera e riscattarsi, se voleva dalla condizione di schiavitù! Scrive Christian Duverger: «è probabilmente perché lo schiavo volontario rifiutava l’ordine stabilito delle responsabilità che lo si chiamava xolotl. Questo riferimento al mito è significativo… Il Sole reclamò il sacrificio degli dei per acconsentire a muoversi… Xolotl rifiuta di sacrificarsi per il buon funzionamento del mondo e prende la fuga… si trasforma in doppia spiga di mais, in doppio maguey infine si nasconde nella laguna dove si trasforma in axolotl… Xolotl è una delle rarissime figure divine che si ribellano alle esigenze dell’ordine cosmico, che fuggono e costrizioni imposte dal, e per il, funzionamento del sistema… Il mito illumina il personaggio dello schiavo: è in effetti uno che rinuncia all’esteriorità del suo essere, è un fuggitivo si nasconde alla società… La sua esistenza sottomessa lo ride dalle ossessioni generate dalla lotta per la vita e dal suo ranaggio di esigenze».(C. Duverger, Il fiore letale. Economia del sacrificio azteco, traduzione di Andrea Calzolari, Mondadori, Milano 1981, pp. 79-81)” – tratto da Luciano Parinetto, “Axolotl” in Streghe e potere. Il capitale e persecuzione dei diversi, Rusconi, Milano 1998, p. 444 e leggibile qui.

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