Il pesce eucaristico (da C. G. Jung)

capripesceLa figura di Cristo non è semplice e inequivocabile come si potrebbe sperare… Cristo ha una serie di simboli o “allegorie” in comune con il diavolo… Oltre al serpente, il pesce è una della più vecchie allegorie. È improbabile che ‘ἰχϑύς sia solo un’abbreviazione anagrammatica di ‘Ι[ησοῦς] Χ[ριστός] Θ[εoῦ] Υ[ιός] Σ[ωτήρ], ma piuttosto la designazione simbolica di qualcosa di più complesso… L’ordine delle parole dà l’impressione di che siano state messe assieme con il proposito di spiegare un ancor vigente e ampiamente disseminato “Ichthys”. Perché il simbolo del pesce, nel Vicino e nel Medio Oriente specialmente, ha una lunga e ricca preistoria, dal dio-pesce babilonese Oannes e i suoi sacerdoti che si vestivano di pelle di pesce, fino ai banchetti del pesce sacro nel culto della divinità fenicia Derceto-Atargatis e i passi oscuri del Cippo d’Abercio [“…avendo Paolo con me, e la fede mi guidò dovunque e mi dette per cibo il pesce di fonte grandissimo, puro, che la casta vergine suole prendere e porgere a mangiare ogni giorno ai suoi fedeli amici, avendo un eccellente vino che suole donare col pane…”]. Il simbolo spazia dal pesce-redentore di Manu nella più lontana India fino alla Festa del Pesce Eucaristico celebrata dai cavalieri traci nell’Impero Romano… [pp. 72-73]

Nella tradizione ebraica, il Leviatano [pharmakon athanasias] è una sorta di cibo eucaristico conservato per il fedele nel Paradiso. Dopo la morte, questi si vestono in abiti talari di pesce. Cristo non è solo un pescatore ma il pesce che è “eucaristicamente” mangiato. Agostino dice nelle sue Confessioni: “sebbene [la terra] mangi il pesce portato su dal profondo a quella mensa che hai preparato davanti a chi crede. Portato su dal profondo per nutrire la terra arida.”[Libro III, cap. XII] S. Agostino si riferisce qui al pasto dei pesci mangiato dai discepoli a Emmaus (Luca 24, 43)… S. Pier Damiani descrive i monaci come pesci, perché tutti gli uomini pii sono piccoli pesci che si lanciano nella rete del Grande Pescatore. Nella Stele di Pectorio (inizio del quarto secolo), i credenti sono chiamati “i discendenti divini del pesce celestiale” [pp. 112-113]

[tratto da C. G. Jung, Aion. Ricerche nella fenomenologia del sé, ed. in inglese, The Collected Work of C. G. Jung, Vol. 9, part II, Princeton University Press, seconda edizione 1969]

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