Il festival e la caccia agli zombie

zombieIntroduzione a ULTRA Festival della letteratura, in effetti*

di Alessandro Raveggi


Senso d’assedio, d’emergenza, mancanza di coesione, frantumazione sociale, irriconoscibilità di certi propri simili, vita-in-morte e morte sommersa che ritorna in vita. Ma anche speranza per il futuro, piccoli nuclei combattenti, spiragli di rigenerazione e innovazione, forte senso di critica degli errori compiuti, dopo vent’anni oramai di stridente cultura-di-tagli-alla-cultura. Avrei potuto iniziare questa breve introduzione di “ULTRA-Festival della letteratura in effetti” con una citazione da un film zombie di Romero…

Questo, per descrivere “teneramente” lo stato degenere della cultura italiana e della sua diffusione, il momento storico dal quale sorge un progetto come questo, che vuole donare alla città di Firenze finalmente un festival letterario. E non solo. Donare cioè un appuntamento culturale di ritrovo e rinnovamento di energie nazionali. Una comunità inedita, da costruire e segnarsi sull’agenda annuale, sperando che ci sarà ancora un prossimo anno… Un festival che possa ospitare le forze, fra virgolette, straniere e corroborare quelle locali, gli ottimismi di visione e le capacità di tanti trentenni come noi. Attraverso l’esposizione di un mezzo, quello della parola letteraria, che ingloba idealmente il 100% delle arti: la partitura vocale della musica, le slogature della danza, il dialogare del teatro, il montaggio del video, la corteccia concettuale dell’arte contemporanea. Un mezzo che è ovunque, quello letterario, e che ha un motivo per essere lì, piuttosto che altrove, e svolgere la sua azione critica.

Non starò qui a discutere – ne siamo ben consci tutti – quanto sia difficile la città di Firenze, come terreno di coltivazione e soprattutto di sedimentazione di un progetto culturale come un festival. Il quale non può più essere una vetrina che rincorre un’economia in forte revisione e panne, ma un’area di produzione di valori, un cantiere di lenta, magari lentissima, ricostruzione. Se piano piano ci sembra di affondare, ci sembrerà anche più esteso sopra di noi il cielo e le costellazioni da interpretare per salvarci.

Per certi versi, la città fiorentina è epitome dell’Italia: stancamente turistica, simbolo stereotipato e spolpato di se stesso, lecca-lecca di passaggio di masse senz’affezione, città per millenni inospitale e di pietra, “bella ma vuota” per sentito dire o osservata da una camera miope con vista, a tratti putrida e fognaria per i suoi argini e le sue piazze abbandonate al mattino.

Forse per evitare che Firenze (e l’Italia) sia un luogo piccolo piccolo, a misura d’uomo, ma senza uomini… per tamponare l’immane diaspora di italiani che vogliono, vorrebbero o vorranno rifuggire la stasi attraversando la frontiera – o magari, al contrario, accecandosi e alzando barriere elettrificate sulla frontiera – credo che proporre timidamente la nascita di un festival letterario sia un atto eminentemente politico. Nel quale però un curatore non si candida alla gestione delle persone, ma alla loro nutrizione immaginativa. Lui, cioè io stesso, assieme ad altri scrittori e scrittrici.

Perché la novità di “ULTRA-Festival della letteratura, in effetti” – un titolo zoppo e volontariamente zoppo, sospeso come un trampolino, per quel “in effetti” – consiste principalmente nel fatto che nasce come proposta e esigenza di scrittori e scrittrici, non di imprenditori e mestieranti della cultura. ULTRA nasce da un sogno partorito da alcuni soggetti che di libri, blog, web-communities, condivisione di file e saperi, si cibano da tempo. Non con l’arroganza di insegnare, ma con la felicità di mettere in file-sharing l’intero immaginario. Scrittori e scrittrici interessati a rintracciare nuove forme di qualità, d’intensità e durata in questi stessi mezzi all’apparenza quantitativi e caotici. Qualità, intensità e durata. Non ci fregherete intrappolandoci nella Rete, ma con i suoi fili sapremo comporre un valente arazzo dei nostri tempi.

In particolare, noi siamo scrittori fiorentini, o che vivono e s’incontrano a Firenze, che tentano di conoscere i suoi angoli bui e i suoi angoli luminosi, che sanno che quel dissidio inespugnabile tra tradizione e innovazione è presente non solo in una piazza pubblica (e storicamente “caricata”), ma anche in una pagina che provi a descrivere la chimera fiorentina. E quella italica. Scrittori, non fedayn del contemporaneo ad ogni costo. Che sanno che il passato è una macchina in movimento all’interno di un dialogo continuo. Non solo competenza della Sovraintendenza, ma anche del, chiamiamolo così, Dipartimento di Lungimiranza delle proprie penne e menti. E per essere lungimiranti, io credo, bisogna radicare, mettere radici e dare nutrizione, far crescere rami, reti, far abitare rami, montare sulla chioma e guardare oltre, guardare ultra.

Per questo, da quest’anno e specialmente, speriamo, dal prossimo, proporremo non solo promozioni di libri e autori, ma produzioni inedite di testi, residenze in loco, spettacoli, laboratori e opifici d’idee, feste d’anticipazione di progetti editoriali nazionali. Estensioni di pagine, modi eterocliti di sfogliare le pagine di un libro. Ancora una volta sharing e produzione accordata di saperi. In piccoli luoghi sacri. Isole, prima, e dopo, del diluvio.

In versione d’anteprima, il pout-porri di questo 2009 non si può dire scadente: il festival ospita da scrittori di calibro internazionale come Moresco, Tuena e Carabba, a giovani e strenue cartine di tornasole di quel ritorno, emergenziale e necessario, alla qualità e alla complessità – parlo ad esempio di Fiore, Arena e Vasta –, ritorno che si è intravisto parzialmente nella proposta di Wu Ming per una letteratura dell’atto etico-epico. La nostra epica, l’impresa coraggiosa fiorentina del festival ULTRA, che prevede anche dj-set e video-installazioni, workshop e raduni di riviste e fanzine, è oggi quasi un’avventura salgariana impensabile, per risvegliare, per quel poco che possiamo fare, la morte-vivenza dell’identità italiana. Specialmente in vista di questo 150esimo dell’Unità italiana organizzato in modo così demenziale… Insomma, ritornando all’intenzione fallita d’apertura, posso citare a chiusura la scena iniziale del film Zombie 2 di Lucio Fulci, versione nostrana del più noto Romero.

Ora il battello può partire”. Così dichiara il Capitano, dopo aver sparato in testa al primo zombie nella stiva.


(*Discorso di introduzione del Festival ULTRA-festival della letteratura, in effetti, pronunciato il giorno 21 settembre 2009 presso il Teatro della Pergola.)
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