La cura di Novevolt, parte I.

Parte I.*

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La gioia può eruttare anche al BurgerKing anche la birra LITE può nascondere una dose di Dioniso. Ma perché dovremmo lottare contro questa marea di spazzatura da due soldi, quando potremmo bere il vino del paradiso anche adesso, sotto la nostra vigna e fico?
(da T.A.Z. di Hakim Bey)

Industria. Commercio. Commercializzazione di idee e arti. Spettacolo. Spettacolarizzazione. Assenza: di qualità e di onestà. Standardizzazione. Eugenetica culturale – o pseudoculturale. Sessantamila testi pubblicati in Italia, ogni anno. Migliaia di case editrici. Fiere. Presentazioni. Trent’anni di povertà intellettuale.

Si può pensare che gli autori – i buoni autori – siano stritolati dai meccanismi dell’editoria, dalle idee-luogo-comune, dalla volontà generalizzata di offrire prodotti possibilmente di largo consumo. Storie comprensibili, stili abusati, frasi e parole scritte e riscritte: una retorica errata, che mira a rassicurare i lettori – se ci sono dei lettori. Retorica del leggibile, del semplificato che, generata negli uffici dalle major del libro, si è diffusa, per contatto, a tutti – quasi tutti – gli operatori della cultura (e non è solo una questione libraria).

Ma c’è un fatto più grave: gli autori – i buoni autori – si sono autodepotenziati: per accedere alla pubblicazione, sviliscono i tratti distintivi, semplificano vicende e trame, stili e idee. Autocensura preventiva: non lo vorranno, non lo pubblicheranno, non lo leggeranno: troppo lungo, troppo corto, troppo complicato, non ha una trama… Laddove l’unica autoobiezione dovrebbe essere: non c’è qualità; non sono in buona fede.

«Quando l’ultimo sbirro nelle nostre teste sarà abbattuto a pistolettate dall’ultimo desiderio irrealizzato – forse anche il paesaggio intorno a noi inizierà a cambiare…». Novevolt è questo, innanzi tutto: un tentativo folle e concreto di ridare libertà: libertà per chi scrive, libertà per chi legge, libertà per chi non scrive e per chi non legge. Abbattere ogni luogo comune dell’ambiente editoriale [tutti legati alla commercializzazione: le raccolte di racconti? Non vendono!; le antologie di narrativa? Non vendono!; i libri non di genere? Solo se l’autore mi fa cinquanta presentazioni…].

Convincere gli autori che non è necessario restare dentro le gabbiette che l’editoria ha costruito intorno a libri tutti uguali, che c’è tutto un mondo fuori dalle sbarre, tutt’una serie di suggestioni, volontà, scritture. Che l’obiettivo è a lungo, lunghissimo termine.

Novevolt: da gennaio 2010 in libreria.

* Questo è il primo di quattro testi introduttivi scritti da Enrico Piscitelli e Alessandro Raveggi sulla collana di narrativa Novevolt.
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