Rosarno dei terribili piranha.

L’uomo-pesce nelle antiche civilità era lo straniero venuto dalle acque, il sacerdote ritornato ad insegnare le arti, la matematica e l’agricoltura ai popoli imbarbariti. Era la sapienza rimossa originaria, che giungeva a redarguire le genti nel momento in cui s’appressavano il disastro e la possibile estinzione. Era l’attualità e l’antichità, in un solo esempio. Oggi, mondialmente, siamo di fronte a due catastrofi: la catastrofe ecologica, rappresentata da inondazioni, tsunami, fiumi in piena, e la catastrofe umanitaria, rappresentata dalla tratta quotidiana di schiavi, schiavi che spesso e significativamente sono figli del cuore della Civiltà: schiavi dell’Africa, della Mesopotamia, del Centro America maya. Se della catastrofe ecologica, di questo Diluvio Universale, possiamo imparare qualcosa, riformulando in extremis le nostre vite, adeguandole alle necessità mondiali, di quella umanitaria non possiamo che imparare a rigenare la nostra stessa civiltà, la nostra umanità: siamo stati africani, siamo stati afgani e irakeni, siamo stati maya. La Rosarno del razzismo è il nostro presente, la Rosarno dell’immigrazione è il fiume in piena che, inondandoci, forse ci rigenerà. FIRMA L’APPELLO PER ROSARNO. / SEGUI LA MANIFESTAZIONE DEL 1 MARZO 2010

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