Alcune pagine su Il Primo Amore

“Il 6 di Rue Fromentin”

L’ampio divano sul quale quattro prostitute dal viso animalesco si annoiano con professionalità è un fegato ardente, i suoi cuscini come tranci irregolari di carne enfiata trasudano di umori. Ce n’è una quinta, di mezza età e ben conservata, che alla noia ha sostituito la calma. Come una mano invisibile, la calma l’ha spinta sul fondo e ha indugiato sulla sua postura, piuttosto che sul tedio di gruppo. La signora paffuta, con le mani in grembo e i capelli raccolti come una governante al primo appuntamento di lavoro, guarda fissa davanti a sè. Non ammicca né a un ospite gentile né a un indiscreto avventore. Opera di segno contrario rispetto alle sue compagne, che sono scattanti al consumo delle carni, vogliono essere dilaniate, godute, anche se si stanno offuscando in alcune smorfie circospette. La governante ha invece una lingua ponderata, di virgole con la capocchia rotonda, non di esclamativi e sbraiti. Il suo vestito è una coltre di fumo nero, le sue spalline si sfilacciano in cirri nervosi sulla sua pelle, che porta macchie acide, cagliate. Comunica con una giovane donna malese dai capelli di ruggine, che tiene sollevata la veste, mostrando forse parte del pube, come le ostendesse una ferita incurabile. La governante, senza distogliere lo sguardo dal fuori, le parla in segreto attraverso riverberazioni, tratti d’aria che arrugano lo spazio libero dagli ornati e dai capitelli carichi di porpore e di verdi, che dominano la parte sinistra della stanza.
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Tzitzimime

Le Tzitzimime erano divinità sotto forma di donne scheletriche venute dalla tenebre nella Età dei Terremoti, secondo la cosmogonia azteca. Nell’età precedente, indicata come l’Età delle Acque, il diluvio aveva trasformato gli uomini in anfibi. Solo un uomo e una donna, riparatisi nell’incavo di un cipresso, si salvarono, ma furono puniti dal dio della notte Tezcatlipoca, dio della bellezza e della guerra, che li mutò in cani randagi. Continua a leggere

A bordo dell’Ecumene.

Vedi, Carolina, guarda l’Atlantico, ascolta le sue correnti sotterranee, la sua calma apparente. È qui che è nato veramente quello che per secoli si è chiamato l’uomo. Qui l’uomo è uscito dalla barbarie. Qui ha deposto le sue uova: Jafet, Sam, Cam. Dove vedi acqua, prima c’era terra. Una terra abbondante, dove tutto viveva nel suo essere, tutto era in atto, niente in potenza. Da lì le genti si sono moltiplicate, nei loro primi faticosi esili poco prima della catastrofe. Diffuse sulle terre, distinte in razze, in lande: Mississipi, Amazzonia, Sudamerica, Baltico, Mediterraneo, Mar Nero, Mar Caspio. Continua a leggere