[Leggi la prima parte]
Perché, allora, in Italia, dovrebbe esserci necessità di opere letterarie qualitativamente intense e durature? Perché in Italia c’è una voragine chiamata: carenza di immaginario, collettivo e individuale. Chiamatela tedio, noia, apatia, ma si sta verificando un’atrofia dell’immaginario che molti non possono o vogliono scorgere, perché hanno disimparato a dare valore al concetto di qualità. Dobbiamo però reinventare il nostro immaginario, ovvero il nostro modo di compensare la refrattarietà delle cose italiche con la creazione verbo-visuale, il nostro modo di sfogliare l’opacità delle cose presenti, e guardare oltre, dietro il muro dell’oggettività. E questo andrà inevitabilmente a scalfire la nostra identità tradizionale, un’identità che deve avere una durata. Oggi la letteratura, almeno in Italia, è una forma di sopravvivenza, una consegna al mittente da non mancare. Continua a leggere »

Raymond Federman, dopo una lunga malattia, ci ha lasciati lo scorso 6 ottobre 2009, all’età di 81 anni. Scrittore estroso, critico acuto, esperto di Samuel Beckett, ci consegna un vuoto (lui che giocava spesso coi pieni e coi vuoti della scrittura) che solo gli storicisti più ottusi potrebbero mancare di osservare, sclerotizzandolo sotto l’etichetta pur interessante dell’Avant-Pop. La lunga produzione di Raymond, che ho avuto occasione di conoscere per via telematica nel corso della traduzione del suo saggio “Surfiction: Fiction now and tomorrow” (apparso su 



